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Calcutta, la rivincita di quelli di mezzo

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Tornate con la mente al periodo delle medie e delle superiori.

Pensate ai vostri compagni di banco. C’era uno che non era il secchione, ma neanche l’asino della classe. Non era il più bello, ma neanche il più brutto. Né carne né pesce.

Stava un po’ in disparte, pochi amici.

Tutti sapevano che suonava la chitarra, o forse il piano, ma nessuno aveva mai sentito qualche sua canzone. Ecco in questo caso si chiama Edoardo per alcuni, D’Erme per i professori, Calcutta per tutti. 

La storia potrebbe essere raccontata nei minimi dettagli ma, facendo balzi giganti, possiamo dire che Calcutta si è innamorato, ha tradito, ha litigato, ha viaggiato, ha vissuto. E la sua vita è stata molto più interessante di quella del “secchione” della classe che ora guida una station wagon. 

Fino ad arrivare a oggi, quando quel ragazzo sale su un palco con la sua chitarra e incanta tutto il Mediolanum Forum. 

Ma Edo, o Calcutta, è rimasto sempre lo stesso: impacciato, a volte insicuro, chiede il risultato della partita di serie A, chiede scusa se ci sono stati degli errori. 

La sua seconda data a Milano (“seconda di una serie di due” dice Calcutta) arriva con più consapevolezza. Forse anche un accenno di stanchezza in più, come è normale che sia, ma con la convinzione di star facendo meglio del concerto del giorno prima. 

Un live costruito ad hoc: lavori grafici preparati alla perfezione, band straordinaria capace di intrattenere anche senza la star, sonorità classiche ma che strizzano l’occhio all’elettronica, ospiti, che sono amici prima di essere artisti (Frah Quintale in Oroscopo, Pierluigi Pardo star del pre-show). 

Edo canta come un capo ultras (del Frosinone immagino), intrattiene, chiede a noi ospiti se va tutto bene, se il “menù” che ha preparato è di nostro gradimento e noi non possiamo far altro che accompagnarlo con le nostre voci stonate. 

Non ha fatto nulla per conquistarci se non raccontare del suo amico Gaetano, di Pomezia, di Milano… e così acchiappa tutti (giovani, over 50, giovanissimi, bimbi), e pace se non è più indie: Calcutta è imperfetto ma chissenefrega.

Il suo concerto è uno spasso, è questo l’importante. 

Con il suo fare genuino, Edoardo che poteva essere uno “sfigato” tra i banchi del liceo, ci racconta che la sua vita è molto più vissuta di un ipotetico “Luciano” che ora guida una station wagon.

 

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